Il 30 settembre 2026 l’Istat ha diffuso la stima provvisoria dei prezzi di settembre: +4,2% su base annua e +0,7% sul mese precedente. Nella stessa nota, l’inflazione media del 2026 acquisita a settembre sale a +3,1%, mentre la componente di fondo dell’acquisita resta a +1,9%. Sotto il profilo pratico, questo è il numero che determina quanto varranno i rinnovi contrattuali, le pensioni e le soglie fiscali nei prossimi mesi: non il 4,2% di un singolo mese, ma la media che l’anno ormai sta accumulando.
Cosa dice esattamente il comunicato
I numeri riportati qui sotto sono presi alla fonte, dalla stima preliminare pubblicata dall’Istat il 30 settembre 2026 (periodo di riferimento: settembre 2026).
| Indicatore | Agosto 2026 | Settembre 2026 |
|---|---|---|
| NIC, variazione tendenziale | +3,3% | +4,2% |
| NIC, variazione mensile | +0,5% | +0,7% |
| Inflazione di fondo (esclusi energia e alimentari freschi) | +1,5% | +1,7% |
| Inflazione al netto dei soli beni energetici | +1,7% | +2,0% |
| Inflazione media 2026 acquisita, indice generale | +2,9% | +3,1% |
Per confronto: l’indice armonizzato europeo (IPCA) di settembre segna +4,1% tendenziale, con un +2,0% sul mese che però dipende dalla fine dei saldi estivi e non rappresenta un reale rincaro subito dalle famiglie.
Che cos’è l’inflazione “acquisita” e perché conta più del dato mensile
L’inflazione acquisita è la variazione media annua che si registrerebbe se i prezzi restassero fermi al livello attuale fino a dicembre. È un pavimento, non una previsione: se nei prossimi tre mesi i prezzi non crescessero affatto, il 2026 chiuderebbe comunque intorno al 3,1% di media. Se continuassero a salire, la media sarebbe più alta.
Conta perché è il riferimento che usano le parti sociali per i rinnovi contrattuali, l’INPS per la perequazione delle pensioni e il legislatore per gli adeguamenti di soglie e detrazioni. Il dato mensile, invece, è quello che finisce nei titoli: dice molto sull’energia e poco su ciò che un nucleo familiare spenderà nell’anno.
Cosa sta spingendo i prezzi
Il rialzo di settembre è quasi interamente energetico e alimentare, non generalizzato:
- Energetici regolamentati: da +18,6% a +25,9% tendenziale.
- Energetici non regolamentati: da +17,0% a +22,2%.
- Alimentari non lavorati (freschi): da +3,8% a +5,5%, mentre i lavorati rallentano.
- “Carrello della spesa” (alimentari, cura casa e persona): da +0,9% a +1,7%.
- Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: da +2,6% a +2,9%; trasporti: da +0,8% a +1,6%.
Il dettaglio più istruttivo è il divario tra beni e servizi: i beni corrono al +5,4%, i servizi al +2,6%, con un differenziale che si allarga da −1,7 a −2,8 punti. Significa che l’inflazione che senti al supermercato e in bolletta non è quella che vedi nei contratti di servizi: per un nucleo che spende molto in energia e cibo fresco, il 3,1% di media sottostima il rincaro reale. Se vuoi misurarlo sul tuo caso, il metodo è confrontare la tua spesa reale con la rivalutazione nominale che ricevi.
Cosa significa per il tuo stipendio
Se ottieni un aumento che “segue l’inflazione”, non stai recuperando potere d’acquisto: stai tornando dov’eri, e paghi le imposte su quella parte. Con le regole 2026 del nostro calcolatore, su una RAL di 30.000 € un incremento nominale del 3,1% vale 930 € lordi, così ripartiti:
- 86 € di contributi INPS in più (9,19% sulla parte aggiuntiva);
- 298 € di IRPEF e addizionali in più, perché scaglioni e detrazioni non sono indicizzati;
- 546 € netti in tasca, cioè il 59% dell’aumento lordo: in termini reali, dopo il 3,1% di prezzi, resti sostanzialmente fermo.
È il meccanismo che gli economisti chiamano fiscal drag e che abbiamo quantificato scaglione per scaglione nell’articolo IRPEF e inflazione: il fiscal drag 2026-2027. La zona più penalita è quella tra 32.000 e 40.000 €, dove il beneficio sul cuneo fiscale si riduce progressivamente: lì un aumento nominale può essere trattenuto per oltre metà. Verifica il tuo caso nel calcolatore dello stipendio netto 2026.
Cosa significa per le pensioni e per il risparmio
Le pensioni vengono adeguate con la perequazione: rivalutazione piena sotto determinate soglie di importo e progressivamente ridotta sopra. Con l’inflazione al 3,1% medio, l’adeguamento nominale finisce per spingere gli assegni medi verso le fasce di decurtazione: l’importo cresce, il potere d’acquisto meno. Per questo la perequazione va letta insieme all’IRPEF, non da sola.
Per il denaro liquido, invece, un’inflazione sopra il 3% rende il costo dell’attesa più alto: un conto corrente non remunerato perde potere d’acquisto per intero. Se hai una riserva di liquidità ferma, il punto non è “investire” in astratto, ma capire quando ha senso esporsi e con quale orizzonte — e prima ancora quanto fondo di emergenza tenere separato.
Prossime date utili
La prossima diffusione Istat sui prezzi al consumo è fissata al 16 ottobre 2026, con i dati definitivi di settembre. Fino ad allora i numeri di questo articolo restano stime provvisorie: possono essere confermati o rivisti, di norma di pochi decimi di punto. Se leggi questo articolo dopo quella data, controlla il comunicato aggiornato prima di prendere decisioni sui rinnovi.
Domande frequenti
Inflazione al 4,2% o al 3,1%: qual è quella giusta? Sono due misure diverse e entrambe corrette. Il 4,2% è la variazione tendenziale di settembre rispetto a settembre 2025; il 3,1% è la media dell’anno 2026 già accumulata (acquisita), cioè ciò che conta per contratti, perequazioni e soglie.
L’inflazione acquisita può scendere? No per il 2026: è calcolata sui mesi già passati e su un’ipotesi di prezzi piatti fino a dicembre. Può solo salire, se i prezzi continuano a crescere. Per questo si chiama “pavimento”.
Perché l’inflazione che percepisco è più alta di quella ufficiale? Perché i pesi dell’indice sono medi: se consumi più energia e alimentari freschi della media nazionale, il tuo paniere personale cresce più del NIC. Il differenziale tra beni (+5,4%) e servizi (+2,6%) lo dimostra.
Conviene chiedere un aumento pari all’inflazione? Come base di trattativa sì, ma non è un recupero reale: su 930 € lordi in più a 30.000 € di RAL ne restano 546 netti. Per non perdere potere d’acquisto serve un aumento superiore all’inflazione, oppure strumenti che crescono con i prezzi.
Fonti
- Istat, Prezzi al consumo (dati provvisori) – Settembre 2026, comunicato del 30 settembre 2026: istat.it
- Istat, Prezzi al consumo – Agosto 2026, comunicato del 16 settembre 2026 (dati definitivi, per il confronto con agosto)
- Banca d’Italia, Bollettino Economico n. 3/2026 — proiezioni di giugno: inflazione al 3,1% in media nel 2026, in rientro verso il 2% nel biennio successivo
- Elaborazioni proprie su calcolo stipendio netto (regole 2026: INPS 9,19%, scaglioni 23/33/43%, addizionali nella media nazionale). Non costituiscono consulenza fiscale.